venerdì 17 giugno 2016

vespro chiaro


17 GIUGNO

Squassavano rondoni neri
le terrazze bianche in giro
giocando il vespro chiaro
sulla Chjazze du Pèsce

i pescivendoli a voci rotte
pescavano gli ultimi omini
smenando belle sode sardelle e
le ultime audaci seppie novelle.

In punta di piedi sorrisi di fiato
sul limpido vetro disegnandoli
aspettavo il sempre tuo buono
dall’ombra in piazza di ritorno

senza fine atteso era già da quelli
che vendevi con felini e pecorini.
Eri il Pane Antico – sulla bianca terrazza
delle serene notti di colorblu lontananza.

Poi in nero rondone muto mutò
e in giro agile su ali raggiate girava
e per viuzze e palazzi bolli e serti portavi
di nere cozze pescate con corta lama aperte

e crude mangiate in quell’ultimo nostro incontro
primo negli occhi tuoi buoni e a nera morte umidi
e in questo stretto addio padre filiale m’affacciavo
e liberi canarini canterini volavano – dalla terrazza

oggi a nero asfaltata già dietro opachi vetri spenti
m’addormo, fra le ombre vuote di vino o di mute
passanti sotto, e sotto crolli le terrazze son crollate
disfatte da sigillate inferriate di bluasfalto ghiacciate.


(e polvere calida sfuma
il lontano corpo gravido
e dipinge i suoi lisci occhi neri
e veri e mai indiani e padani
e oggi la rimpiango
dentro il fango già rappreso ieri
colle ultime perle vere
che in socchiusi palmi accolse)


E il rondone nero andò – e alto veleggia ancora
e l’inferriata salda iniziò di serti secchi a sfiorire

e venne Pandora con Caino e tutta gramigna seminò
e venne Brillina con sacchi e velli e donò un regalino
e venne Dolorina con stille e stalle e lanciò un sassino
e venne Nanina con tacchi e santi e volle il librettino
e venne Ilioina con lingue e pianti e un pelino lasciò 

e giunse Giugno con rovescio secco
e incerato bluvecchio addosso porta
e commosso indosso il sommo vuoto
dell’annoso giorno di anni già stecco.

G. Nigretti da Derive eretiche 2009

sabato 11 giugno 2016

passate cose


ALLA LUNA di Giacomo Leopardi

O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l'anno, sovra questo colle
Io venia pien d'angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, nè cangia stile,
O mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l'etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l'affanno duri! 

lunedì 6 giugno 2016

echi



Lettura a più voci da Echi Poema in Progress in occasione de Il Respiro della Terra - M'editare, Venezia
ECHI POEMA IN PROGRESS

poesie lette da ECHI - POEMA IN PROGRESS

Sono specchi ed echi, sono labirinti
di parole, forme concluse ed ombre,
scritture a margine e infiniti
intrecci, di segno in segno,
attraversamenti, o di sogno in segno;
mostrano il passaggio degli sconosciuti,
i transiti delle muse, poemi provvisori,
inconclusi, unici o replicanti,
percorsi dell'acqua e del fuoco
A. C.
E, no, non ancora domani forse
con l’ombra che sale sul muro
intrecci di convolvolo
o more protette da spine
ma piccole, oblique
che non fanno poi male
basta solo un po’ di attenzione
e la gonna di Jane, fiore d’ibisco
aperto
L. C.
Strane ombre oltre il solco
stanno allineate
sagome scomposte
sul limitare della sera
sono vigne che, Maritate,
            ora a dolci pioppi
            ora a nodosi aceri,
si avvinghiano a fusti e rami
            come morbose Amanti
F. Z.
Il vascello del Ricordo è già affondato
                                      e la Memoria
                  vola lontana come un’Eco
                        nel rimbalzo del cuore
                        che ripete la Storia….Ecco
                  già l’Eterno Ritorno
                                (ecco l’eco del giorno)
              in quest’età di ricchissima penuria.
               E lo Specchio non è più spezzato
G. F.
Nel paese delle farfalle
c'è Caterina, la farfallina blu.
Vola felice nei prati in fiore,
succhia il nettare un po' qua,
un po' là, serena, dall'Alba al Tramonto,
poi, alla fine della sua primavera,
in un battito d'ali si dissolve,
lasciando in una leggiadra Eco,
il ricordo della sua bellezza
AM. B.
Non ti voglio genere né specie né ordine né philum né altro
voglio solo sentirti ripetere che sei e l’altro tu
che mi ritorna indietro libero
dalla polvere, anche se lo sei e ritornerai
nella polvere, ma ora che vivi non importa:
la tua famiglia è sempre la stessa ed è la terra
che ti chiama al mattino fino a sera.
          Rispondi ti prego non credere che basti
          percorrere le tue vie e dirti specie
G. S.
E sulla pelle straniere di luce
sono false lune in falso rosa
spuntano - fra fondi riflessi
di vita - lo sguardo muto
come paglia infiamma stinta
memoria - nello specchio porta
d’inganni voce e di nome un peso
di anni pesanti a pelle di spalle
addossa ardenti panni
G. N.
Di ombre com'era verde il fiume
ieri – di aria, di foglie, di ninfe
un respirare intorno copriva
la memoria, le acque sfogliate
su parole fluivano lontano
in alto, la sera era quasi sera...
Oggi sulla terra nera – di lèmuri
rumori e di superbia colma –
torna la trebbia a sfregiar la sera
G. N.
Tutto è stato dimenticato
l’argento dell’ulivo trema
davanti alle ruspe
gli asili si son fatti lupanari
i pubblici uffici covi di briganti
le case mattatoi
inaridite le sorgenti scorre sangue
a cui quelli si abbeverano
eppure noi ricordiamo
A. B.
Ogni cosa il tempo muta in pietra,
un pesce, un albero, una candida fanciulla
che oggi ti sorride e vola via
mentre hai solo la tua ombra a compagnia,
che non diventa pietra, né nuvola,
né niente, resta lo specchio
che esiste finché esisti e così sia.
Non mutarti in pietra, vecchio, sta'
"Formica solitaria d'un formicaio distrutto"!
A. C.
Nel lato della roccia ricorda
che sei già stato,
un inizio d'acqua
e poi nell'aria il primo volo,
dopo che entrasti dal mare alla terra,
troppo stretta per i tuoi occhi,
e da qui all'aria e poi ancora,
fino a chiamarti nessuno
perché nessuno ti trovasse
G. S.

A.C. Alessandro Cabianca
L.G. Lucia Guidorizzi
L.C. Luisa Contarello
F.Z.Francesco Zanovello
G.F. Giuseppe Ferraboschi
AM.B. Anna Maria Bottin
G.S. Giovanni Sato
G.N. Giuseppe Nigretti
A.B. Antonella Barina


Giuseppe Nigretti - Presentazione di Echi Poema in Progres

martedì 17 maggio 2016

pace

Giornata di Poesia e Cultura italo-araba per la Pace
intervento di Giuseppe Nigretti
Chiesa di S. Caterina Padova 13 maggio 2016

"L'onda" da Poesie andaluse
traduzione in arabo di Salah Mahameed



giovedì 28 aprile 2016

dall'alto

GLI ALBERI di Yves Bonnefoy

Guardavamo i nostri alberi, era dall’alto
della terrazza che ci fu cara, il sole
si teneva vicino noi quella volta ancora
ma ritirandosi, ospite silenzioso
sulla soglia della casa in rovina,
che gli lasciavamo immensa, illuminata.

Vedi, ti dicevo, fa scivolare sulla pietra
disuguale, incomprensibile, dove siamo appoggiati,
l’ombra delle nostre spalle confuse,
quella dei mandorli vicini
e quella dell’alto dei muri che si unisce alle altre,
bucata, barca bruciata, prua che va alla deriva
come un sovrappiù di sogno o di fumo.

Ma laggiù le querce sono immobili,
neppure l’ombra si muove, nella luce,
sono le rive del tempo che scorre qui dove noi siamo
e il suolo è inavvicinabile tanto è rapida
la corrente gonfia di speranza della morte.

Abbiamo guardato gli alberi un’ora intera.
Il sole aspettava tra le pietre
poi distese pietosamente
verso gli alberi, più giù nel burrone,
le nostre ombre che sembravano raggiungerli
come allungando le braccia si può toccare,
a volte, nella distanza tra due persone
un istante del sogno dell’altra, che non ha fine.

lunedì 18 aprile 2016

cavità


SILENTI MASSI

Sul quotidiano bianco piano
di marmo (dove pure le acque
oblique vanno) sempre lì stanno
messe da mani senza più carni
l’anfore memorie di lieti anni;
e lì son come dei silenti massi:
hanno le cavità aperte uguali

a quelle orali dei muti sepolti 
a l'urne carte di pietrami e carne.

G. Nigretti da Derive di pietra 2016

domenica 3 aprile 2016

oblio

Padova 2 aprile 2016, Zubar, Giornata Mondiale della Poesia - Nigretti legge
DI OBLIO

tutta gruma sta la cera
ben bagnata è la cima
sopra l’onda da prora
voci di nome memoria

l’andare via dirada
da nere chine di vita
le colline non più supine
su quest’errante acqua bianca

una quiete pesante discende
di oblio gli orizzonti dirama
verso un domani di passato
a vele strappate andiamo.

G. Nigretti da Derive quiete 2010/11


mercoledì 30 marzo 2016

immutabile ombra

L'IMMUTABILE di Walter de la Mare

Ecco le rose della sera,
la notte quieta in tenebre sospesa -
onde al galoppo volte a costellare
di luci vive a fonda collina -
e tu immota nel grembo della valle
nella tua quieta eterna meraviglia
in un sol grave sguardo chiudi tutto
quell'incanto di pace e di mistero.
La Bellezza celò il tuo corpo nudo,
sognò un tempo nei tuoi capelli accesi,
amabili e lontane.


OMBRA di Walter de la Mare

Se ne va pure il Bello della rosa
quando sfuma il suo fervido fulgore -
si allunga l'onda immobile sospesa
nella polvere, scende un tenebrore
che quel suo strano segno porta a casa.

Le bolle d'acqua effimere dipingono
sotto l'esile arco un'ombra evanescente
fino all'ultima stella il nembo ardente
dell'angolo in cornice fa brillare
il suo riflesso pallido e tremante.

La più amabile cosa della terra
ha un'ombra, una perenne oscura tinta
di morte che le infesta ogni respiro...
Ma chi potrà mai dire la Bellezza
dell'asfodelo dei cieli senz'ombra?

lunedì 21 marzo 2016

amare derive

Premio Letterario Nazionale "Andrea Torresano"
Gilgamesh Edizioni 
AMARE DERIVE di Giuseppe Nigretti
Opera Terza Classificata - Sezione Poesia - Asola 2016 

Amare derive
Una poesia matura quella di Nigretti, nulla manca, ha tutti i tratti dei versi consapevoli: ogni dettaglio ha il suo posto, ogni dettaglio ha un perché. La poesia resta reale, tangibile: "che su questa distesa carta è il reale" come già il poeta stesso dice. Dentro questa reale percezione di quello che sta intorno, non mancano le sensazioni, spesso forti, del poeta. Il linguaggio è spesso evocativo, diventa mutevole, si preannuncia quasi come il verso fosse libero, eppure la classicità della tela disegnata dal poeta rimane; la struttura non tradisce se stessa, nei versi cade leggera, senza mai svanire. E' come se questa struttura, cercasse di radicare anche i sentimenti e dare loro una guida, perché chi c'è dentro la poesia non possa perdersi, non possa rimanere scollegato dalla realtà.
Anila Resuli
La giuria  Andrea Garbin (poeta), Anila Resuli (poeta), Carla Menaldo (giornalista e scrittrice), Carolina Giorgi (poeta, scrittrice e giornalista), Claudio Fraccari (critico letterario), Dario Bellini (editore), Marco Molinari (poeta), Marco Zucchini (editor), Valeria Raimondi (poeta).
 ANDANDO

Quel che ci resta dell’andare nostro
e del vociare assolato di confusioni
giocose, son solo le sgualcite carte
della lesta stagione: oggi già icone
di condivisioni, apparse sbiadite
dall’iperico spazio virtuale
già sepolto di cosparse occasioni.

Ora senza stazioni è il chiuso viaggiare: nella eco
d’una vocale – che su questa distesa carta è il reale –.

G. Nigretti da Derive di carta 2015


giovedì 17 marzo 2016

di marzo


CORSE DI MARZO

Curvo attendo
come fronda a discese ventose
d’afose sponde ponti t’innalzo

su corse di marzo in carne
con in mano vanga pesante
un destino abbiam scavato

d’ombre ricolmo s’allunga
a mimose e spini sull’essere
già di fondi giorni voragine

nel vento d’attese vertigini
geme gitano un sogno vano.

G. Nigretti da Derive d'amore 2001/04

mercoledì 9 marzo 2016

rosso lembo


CARE DONNE LONTANE 

ogni giorno è un perdersi
se a raggiungermi albergo
su fogli d’intorte parole
la notte sfoglia le ore

di pagane follie
in voi fan colme fantasie
come quelle che a incanto di dei
svelano per~versi pensieri

in carne a curve rime
ammaliando parole
delizie coniugate
dal giardino di grembo lontano

ed io di carta declino
sulle labbra della notte
di colore rosso lembo

le sillabe del mattino.

G. Nigretti da Derive deserte 1994/01

lunedì 22 febbraio 2016

camera ardente

NON REGALATE AI POETI ALTRE PAROLE di Andrea Bassani

Non regalate ai poeti altre parole,
non sanno che farsene.
I poeti non temono il dolore:
li trovi ancora là, nell'ora dell'addio,
in un limbo atemporale
dove non esiste la morte
e non esiste la vita.

Non regalate ai poeti il vostro cuore,
non vi ameranno:
loro vegliano, giorno e notte,
la salma assente del corpo amato
nella camera ardente
del vuoto d'amore.

Non cercate di salvare i poeti,
non vi seguiranno:
non usciranno per voi dall'inferno,
perché sognano di poterlo commuovere
e per questo riavere dalle fiamme
tutto quello che gli è stato negato

mercoledì 10 febbraio 2016

pensieri e ceri


FEBBRAIO AL CARMINE
 
gelido discende su fuliggini e santi
della muta navata nel divino buio
dei passi tardi croccia secco
lo scalpiccìo

nell’immenso vuoto d’ogni Dio
porto di pensieri e ceri creanza
di anni alla tua Donna
nera sembianza che inganna
speranze a ogni vuota stanza

d’amore – angeli trepidano
di luce sulla cera combusta
che di quiete odora nuda
uguale alla pelle sua
già di voce disfatta.

G. Nigretti da Derive d'inverno 2011/12

lunedì 1 febbraio 2016

sua luce

SABBIA di Luis Aguilera

Passa l'ultimo amore
verso un'età proibita.
Nessuno esce a riceverlo,
a rallegrarsene, a festeggiarlo.

Come la foglia staccatasi dall'albero
non interrompe la sua luce: narra
un'altra stagione o la proscrive.
Sedicente, matura nella lentezza
lo splendore che lo scopre.

Sopra la prima linea delle labbra
baci di sabbia che rimangono
per udire il mare quando si allontana.

sabato 23 gennaio 2016

è così

NOTTE STELLATA di Anne Sexton

Questo non mi impedisce di avere un terribile bisogno di - devo dire questa parola? - religione. Allora esco di notte a dipingere le stelle.
Vincent Van Gogh in una lettera al fratello

La città non esiste
se non dove un albero dai capelli
neri scivola via, come una donna
annegata nel cielo caldo. Tace,
la città. Bolle la notte, con dieci
e una stella. Oh notte stellata,
stellata notte! È così che voglio
morire.                                                          

Si muove. Sono tutti quanti vivi.
Quando la luna rompe le catene
arancioni che la legano e spruzza
bambini dai suoi occhi, come un dio,
il vecchio serpente, senza esser visto
divora le stelle. Oh stellata notte,
notte stellata! È così che voglio
morire:

in questa strisciante bestia notturna,
risucchiata tutta dentro nel grande
drago, separata
dalla mia vita senza una bandiera,
senza pancia
né grido.