miravo
la falciante Signora.
miravo
la falciante Signora.
LONTANO a Ba e Ma
Ora che altrove Quella vi ha
ancora una volta congiunti
per sempre – dove siete ora?
in terra di marmi e icone
o nell’aria degli elettrici ceri
con i sempreverdi fiori?
Di sicuro lì
dove di salso l’inverno mare
riveste nomi e corridoi scarni
e l’estate dai fiori falsi esala
odori di plastica e di acqua stagna
dalle fioriere di ottone già nere.
Di sicuro lì
dove l’autunno straniero esule sta:
sul nudo binario della stazione
con le stagioni di sardelle e croci.
Ed ora solo una ne rimane
e non si è ancora sbiadita
nel grigiore di una fotografia
fra le assorte nebbie del qui lontano
dove a storte parole affondo
quello che di vero in me resta
prima di ogni infinita morte.
CONCERTO di Giuseppe Nigretti
Tutto solo discendo
cinque piani di scale
andando
giù adagio
attaccano
dal piano
gli
accordi dei sapori
e
di stoviglie e posate un’orchestra
s’intona sulle dipinte
tovaglie
con le note calde
delle pietanze
fra le sinfonie delle bevande
una musica si diffonde
attorno
allargando una viva melodia
nell’aria
andante ricolma di odori
un coro grande di alti
e piccini
da
ogni ingresso gorgheggia con brio
un concerto di persa armonia.
Fuori
l’assolo
del sole
a picco
stona
1. QUELLE DUE
Ora che assiso o steso a quel palpito
di dita o di mano nel caldo vano
del poltrone lettino o dell’ozioso
gran divano – e senza neanche amarmi –
ci son solo quelle due a palparmi:
su appuntamento e con equo compenso
per le manuali prestazioni occasionali
esercitate da mane a sera in libertà
quelle che voi per compiacenza praticate.
2. FRA LE DUE
la bella che là mi fa in poco di ora
ed ha fatta liscia la folta chioma
e tutta rose la mano derviscia
è la mora: – una geisha un po’ crudele –
che deflora con olio e calde cere
il percepito pelo al mio sguardo
da tutto quel macello appesantito
ed ha voce soave da sembrare
in volo d’uccello un sospiro fluito.
3. LA SECONDA
non di meno con voce mi compiace
e nel vano è – con mano nirvana –
procace uguale alla vestale indiana:
quando con le dita lo sfiora in cima
e tutto prima lo fa spumeggiare
e con calde essenze mi fa venire
perenne puntiglio a riprincipiare.
Il suo nome che dirvi non voglio
era l'ebbrezza che oggi fa tristezza.
4. LE DUE
Della Dolle D. le altre mi hanno detto
di quand’ella sul web si lesse queste
ed uguale ad una antefissa restò
la nottula vanessa tutta scossa
da quanto ciò che ero fosse caduto
di sensi e lemmi nel fondo più basso
– delle due amanuensi puttane –.
Dolle dalle poesiole si fa sempre abbindolare:
le due donne? son solo un’estetista e una sciampista.
G. Nigretti, da Diario Di-aria