domenica 19 aprile 2026
tamerici
lunedì 15 settembre 2025
Lontano
LONTANO a Ba e Ma
Ora che altrove Quella vi ha
ancora una volta congiunti
per sempre – dove siete ora?
in terra di marmi e icone
o nell’aria degli elettrici ceri
con i sempreverdi fiori?
Di sicuro lì
dove di salso l’inverno mare
riveste nomi e corridoi scarni
e l’estate dai fiori falsi esala
odori di plastica e di acqua stagna
dalle fioriere di ottone già nere.
Di sicuro lì
dove l’autunno straniero esule sta:
sul nudo binario della stazione
con le stagioni di sardelle e croci.
Ed ora solo una ne rimane
e non si è ancora sbiadita
nel grigiore di una fotografia
fra le assorte nebbie del qui lontano
dove a storte parole affondo
quello che di vero in me resta
prima di ogni infinita morte.
martedì 24 giugno 2025
gozzi
Carlo Gozzi scrive del fratello Gasparo
«Mio fratello Gaspare s’era già ammogliato per una geniale astrazione poetica perché apprese da Francesco Petrarca ad innamorarsi».
Segue il ritratto della Bergalli, moglie di Gaspare:
«Una giovane, che aveva però due lustri più di lui, ch’era di nome Luigia, di cognome Bergalli, e tra le pastorelle d’Arcadia Irminda Partenide, poetessa di fantasia... fu la Laura del mio fratello, il quale... se l’ha sposata petrarchescamente, ma legalmente». «Questa femmina (sovrana d’un regno tisico) di fervida e volante immaginazione, perciò abilissima a’ poetici rapimenti volle... regolare le cose domestiche disordinate; ma i suoi progetti e gli ordini suoi non poterono uscire da’ ratti romanzeschi e pindarici... Mi narrava le imprese che aveva fatte, quelle che intendeva di fare, che, per dire il vero, non erano che poetiche bestialità».
Ritratto della famiglia di Carlo Gozzi e della Bergalli
Nella Prefazione del Gargiolli alle Poesie di Gaspare Gozzi il critico rincara la dose: «E poi che ebbe egli cantato ben bene questa sua Laura, se la fece sposa nel trentotto per una geniale distrazione poetica, come dice il fratello Carlo benché ella fosse nata più che dieci anni prima di lui. Ma questa moglie non poco nocque al nostro Gaspare. Gli affari della sua casa non andavano bene da molti anni, fìno da quando Giacomo, il padre di lui, aveva sposata la Tiepolo: perocché ognuno che abbia fior di senno saprà imaginare, come dice N. Tommaséo, qual disordine dovesse portare nella testa e nella casa d’un nobiluccio di pròvincia, splendido per natura, sbadato per letteratura, una moglie avvezza alle pompe oziose, a’ comandi assoluti, alle inuguaglianze nelle abitudini, nell’umore, e sin negli affetti; una moglie che lo fa ricco di nove figliuoli; che non sa vivere in campagna né sola; che non intende ragione del risparmiare, perché nacque di quella pianta di che si fabbricano le dogaresse; che, pel privilegio de’ natali, pretende d’avere nel patrimonio comune un patrimonio suo, un governo domestico nel governo; donna insomma che condiscende a essere moglie, e n’esercita saporitamente i diritti, ma non indovina gli uffizi di consorte, e, se era caduto in cattive acque il patrimonio de’ Gozzi per la madre gentildonna, come non doveva andare di male in peggio allora che, ammogliatosi Gaspare a una poetessa, che non gli portava in dote che le aride campagne di Arcadia, ma che lo faceva padre di cinque fìgli, a lui fu affidata la cura delle faccende domestiche; a lui che incapace a far da massaio abbandonava ogni ingerenza alla moglie, famosa per le sue poetiche bestialità e per l’amministrazione pindarica. Le strettezze gli crescevano ogni giorno; ed ei dovette durare in esse gran parte della sua vita».
lunedì 12 maggio 2025
palabra
CONCERTO di Giuseppe Nigretti
Tutto solo discendo
cinque piani di scale
andando
giù adagio
attaccano
dal piano
gli
accordi dei sapori
e
di stoviglie e posate un’orchestra
s’intona sulle dipinte
tovaglie
con le note calde
delle pietanze
fra le sinfonie delle bevande
una musica si diffonde
attorno
allargando una viva melodia
nell’aria
andante ricolma di odori
un coro grande di alti
e piccini
da
ogni ingresso gorgheggia con brio
un concerto di persa armonia.
Fuori
l’assolo
del sole
a picco
stona
sabato 22 marzo 2025
martedì 3 dicembre 2024
mercoledì 26 giugno 2024
lunedì 20 maggio 2024
giovedì 18 aprile 2024
diario di~aria 2024
giovedì 25 gennaio 2024
giovedì 2 novembre 2023
mercoledì 23 agosto 2023
mercoledì 2 agosto 2023
due donne
1. QUELLE DUE
Ora che assiso o steso a quel palpito
di dita o di mano nel caldo vano
del poltrone lettino o dell’ozioso
gran divano – e senza neanche amarmi –
ci son solo quelle due a palparmi:
su appuntamento e con equo compenso
per le manuali prestazioni occasionali
esercitate da mane a sera in libertà
quelle che voi per compiacenza praticate.
2. FRA LE DUE
la bella che là mi fa in poco di ora
ed ha fatta liscia la folta chioma
e tutta rose la mano derviscia
è la mora: – una geisha un po’ crudele –
che deflora con olio e calde cere
il percepito pelo al mio sguardo
da tutto quel macello appesantito
ed ha voce soave da sembrare
in volo d’uccello un sospiro fluito.
3. LA SECONDA
non di meno con voce mi compiace
e nel vano è – con mano nirvana –
procace uguale alla vestale indiana:
quando con le dita lo sfiora in cima
e tutto prima lo fa spumeggiare
e con calde essenze mi fa venire
perenne puntiglio a riprincipiare.
Il suo nome che dirvi non voglio
era l'ebbrezza che oggi fa tristezza.
4. LE DUE
Della Dolle D. le altre mi hanno detto
di quand’ella sul web si lesse queste
ed uguale ad una antefissa restò
la nottula vanessa tutta scossa
da quanto ciò che ero fosse caduto
di sensi e lemmi nel fondo più basso
– delle due amanuensi puttane –.
Dolle dalle poesiole si fa sempre abbindolare:
le due donne? son solo un’estetista e una sciampista.
G. Nigretti, da Diario Di-aria
venerdì 7 luglio 2023
letti in affitto
mercoledì 28 giugno 2023
mare amarum
IL MARE AMARUM
Lucia Guidorizzi
A proposito di “Per amare derive” di Giuseppe Nigretti
Eleganza, stile, misurata malinconia e soffuso disincanto caratterizzano l’ultima raccolta di versi di Giuseppe Nigretti “Per amare derive 2020-2013”- Gruppo Albatros, Il Filo 2023, che si snoda a ritroso, abbracciando la produzione poetica dell’autore che si sviluppa nell’arco di sette anni. La silloge, caratterizzata da grande equilibrio formale, è composta da poesie costituite da due strofe, la prima di sette versi, la seconda di due. In ogni poesia compare un verso in corsivo che diviene in un certo senso la chiave di lettura del testo stesso. In numerologia il sette esprime la globalità, l’universalità e l’equilibrio perfetto di un ciclo compiuto e dinamico, il due invece è legato alla sfera spirituale e dei sentimenti.
Nei suoi testi infatti Giuseppe Nigretti riesce a far dialogare individuale ed universale, a cogliere l’inquieto divenire della storia e dell’esistenza umana, creando una sinfonia di ritmi e visioni.
Grande protagonista delle sue liriche è il mare che si configura non un solo come un mare reale e concreto, ma come simbolo tangibile della vita e dell’interiorità. Il suo è un Mare Amarum ricco di contrasti e suggestioni: è il mare celebrato come primordiale archetipo, teatro del viaggio e dell’avventura, metafora dell’infinito, ma anche sperimentato come distesa sterile d’acqua salsa, luogo di perdite e dissipazioni, tra le cui onde sono sballottati cadaveri d’annegati e relitti di naufragi.
La ricerca artistica di Giuseppe Nigretti si svolge a più livelli ed è frutto di una profonda sinergia tra immagine e parola, tra risonanze metaletterarie e assidue sperimentazioni, decantate da una raffinatezza malinconica che è la cifra che lo contraddistingue. La sua poesia è rigorosa e rarefatta, prodotta da audaci passaggi dall’arte visiva alla parola. Ossimori, assonanze, metafore, ricercatezza lessicale e linguaggio polisemico e stratificato popolano i suoi testi, in una tessitura che si configura nell’ambito del mito, della biografia personale e della storia universale. Compare, in una dimensione del tutto diversa da quella zanzottiana, in cui Dolle era luogo-paesaggio, “cartolina mandata dagli dei” la figura di Dolle, evocata qui non come territorio leggendario e mitico, ma come senhal provenzale di un femminile trasfigurato che ricorda piuttosto la Douve celebrata da Yves Bonnefoy in “Movimento e immobilità di Douve” (1953). Affine è il percorso poetico di Nigretti a quello di Bonnefoy: in entrambi la parola è una e trina, nell’inquieta mobilità della stasi (moto-immoto). Nel dire di entrambi la figura di Dolle-Douve si presta a molteplici interpretazioni, ma l’enigma resta racchiuso in sé stesso, nel prodigio della sacra formula ed incantazione insita nel pronunciamento del nome...
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