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venerdì 12 dicembre 2014

fru fru

















 VELOCE SBIADISCI

Dove sei tenero amore
di~letto?
ho letto l’odorate parole
sudate
tra tremiti hai sorpreso
i peri miei .

Ma come hai fatto senza pascoli
di leopardi?
fra i quadri e i cento colorati
piatti – di uno che
da un fru fru fra le fratte
versarti voleva sulle sponde di levante.

Sempre cara di quella siepe
Rimani
Dove dell’ultimo orizzonte
Escludi voce
Mirando d’infinito parole
In profondissimo dolore
Veloce scolori
Di là dell’erme tende
Fiorate
Fra strappi e rammendi
Comparando vai
Il silenzio coniugale
E la morta stagione nuziale
Annegata nel canale
Del quotidiano naufragare.

G. Nigretti da Derive amare 2004/05

sabato 23 agosto 2014

scogliera

ALLE DURE RADICI

Sbattendo polpi sugli scogli 
di fianco come vita scialba 
sfugge spuma fra le onde

alle dure sponde insicure
ritornano le nuove madri
hanno molli i tatuati ventri

queste dimentiche figlie urlanti
a piccole birbe dei monelli figli 
già velati fra le ali degli anziani 

e come i gabbiani dalle mie mani 
bramano molli le panze sbattute 
fra l’essenze cadute – in fessure 

di scogliera schivi granchi osano
la chiara linfa che spargo duro 
come in questa molle donna

che d’agro porto già guadato
di notte vuoto e tagli appresta
in vene piene di bianchi abbagli

le giornate mie cucino e salo
nei vapori gli sfumati sogni 
e di ieri le pescate speranze

nessun ventre oggi accoglie.

G. Nigretti da Derive amare 2004/05

lunedì 30 giugno 2014

a l'amo




VILLANE FACCIATE


La prima sensazione volare
poi mi ha ripreso all’amo
di una felicità non contagiosa
dopo il crollo chiarificatore
di ogni sereno dubbio interiore.

Nel naufragio c’è la rinascita
quindi a manca sicuro navigo
nei placidi porti non guado
della assenza sua odorano.

. . . . . . . . . .

Fuori dai densi piaceri
rimpiante stagioni percorri
nel dolo a briglie sciolte
ti trottano al cocchio
del fantoccino – nero
ogni notte dal chiuso scuro
attendi che a stelle rosa e
gialle tinte nel buio dipinga
il fiele delle villane facciate
flesse nello specchio sbiadito
dall’eclisse quotidiano.

 G. Nigretti da Derive Amare 2004/05

domenica 26 maggio 2013

ancora ieri


DI UN NULLA

 Al di là di tutto cosa dirti
che non ti abbia già detto.

A parole parlate mi ammuto
alle rotte perdute ti annodi

nel sogno da bagno diurno
snodi di silenzio affanni

e tarli sulla trama corrosa
svuotano memorie nell’attesa
di un nulla lente si affogano

come le parole lanciate
nei giorni refluiti da le righe
d’infiniti ritorni a capo
t’illudi di vivere ancora ieri.

G. Nigretti da Derive Amare 2004/05
 


martedì 19 marzo 2013

senza fiato



PIOMBO PESANTE

Spruzzo d’inchiostro la tua voce
sulla pagina bianca senza respiro
avanzo, in un fiato

di vita un frammento sfugge
a piombo pesante affonda
nei calici il tempo versato
al vento delle stanze vane

fogli stanchi oscilliamo
logorate parole stridono
fra solitudini e sirene
un faro muto si acceca

e continuo remando
su questo mare bianco
d’inutili ormeggi
in un gorgo senza fiato.

G. Nigretti da Derive amare

venerdì 1 febbraio 2013

fra profonde valve


TRA COLLI

oggi tramonta spento
su orizzonti traballanti
il rosso sole – travolto
su le sponde l’hai trascinato
dove i sogni non traboccano

dalle labili sabbie traforate
dai tarli del tuo tragico abito
volano tre falene trafelate
di trainate sere strepitano
nelle trafitte orecchie mie

echi morti tracimano cimici
neri da l’incanto tradito
d’aria e gemiti ti trapassi
di vita spenta tracolli arida
trafugando le mie giornate.

Tranciate e vomitate le rivedo 
sulle trapunte del gelo notturno
mentre tracanno l’ultima tossina
traghetto l’ultimo sguardo fugace 
fra le profonde valve aperte ancora.

G. Nigretti da Derive amare

lunedì 6 agosto 2012

le mie radici

LE DURE RADICI


E sbatto polipi –
su gli scogli delle mie radici
schiume – come le nostre vite
pallide scivolano di fianco

su la proda pietrosa, incerte
dalle onde emergono madri.
Hanno molli i ventri tatuati.

(e urlano – dimentiche figlie
 i loro figli per piccole birbe
fra le ali dei vecchi gabbiani)

Fra le mie mani ammirano
le molli pance sbattute, e
le essenze candide cadute.

Granchi scuri di scogliera, timidi
saggiano la chiara linfa che spargo
in fessure – di questa vana moglie

chiusa – nel passato sugo d’agro
le notti condisce di vuoto e tagli
in vene piene – di bianchi abbagli

le mie giornate cucino e salo
nei vapori gli sfumati sogni
e le speranze pescate ieri
nessun ventre oggi accoglie.

G. Nigretti da Derive amare