lunedì 11 febbraio 2013

bianco


e nevica


nevicata

BIANCO


marmo la notte sfarina
sbatte l’ombra il fragore
a fiocchi fredda gli occhi.

È tardi.
Accanto di gioia rincasa
una voce – nel vuoto m’appende
di silenzio a un’assenza
uguale a un lume spento
in campo di croci.

G. Nigretti da Derive di Notte

venerdì 1 febbraio 2013

fra profonde valve


TRA COLLI

oggi tramonta spento
su orizzonti traballanti
il rosso sole – travolto
su le sponde l’hai trascinato
dove i sogni non traboccano

dalle labili sabbie traforate
dai tarli del tuo tragico abito
volano tre falene trafelate
di trainate sere strepitano
nelle trafitte orecchie mie

echi morti tracimano cimici
neri da l’incanto tradito
d’aria e gemiti ti trapassi
di vita spenta tracolli arida
trafugando le mie giornate.

Tranciate e vomitate le rivedo 
sulle trapunte del gelo notturno
mentre tracanno l’ultima tossina
traghetto l’ultimo sguardo fugace 
fra le profonde valve aperte ancora.

G. Nigretti da Derive amare

sabato 19 gennaio 2013

se il fango fosse un cielo



 

ALLO SPUNTAR DEL GIORNO di Galway Kinnel

Sul fango della riva, poco prima del tramonto,
dozzine di stelle di mare
strisciavano. Era come
se il fango fosse un cielo
ed enormi stelle imperfette
l’attraversassero così lentamente
come le vere stelle il firmamento.
All’improvviso si fermarono,
e, quasi che avessero soltanto
accresciuto la loro disposizione
alla gravità, affondarono
nel fango, svanirono giù
nel fango e giacquero immobili, e nel momento
che il rosa del tramonto le colpiva
erano così invisibili
come le stelle allo spuntar del giorno.


(da Mortal Acts, Mortal Words, 1980 – Traduzione di Stefano Bernardinelli)

venerdì 11 gennaio 2013

per la bellissima


Mariangela Melato

NEL SILENZIO DEGLI OCCHI


ieri ero spoglio
di questo foglio
nudo

di voce lo sguardo sfiorava
la lattea forma reale
dal taglio della tua maglia.
Il pelo tuo le mani bagnava.

Oggi di nerofumo la parola dipinge
la forma della voce tua su l’acqua
asciutta di questa pagina morta.

Nel silenzio degli occhi
da le oscure maree indifesi
vorrei udirti – come i densi corpi
nei dedali nudi dei tuoi fluidi pensieri.

G. Nigretti da Derive amate

martedì 8 gennaio 2013

naufragar m'è dolce



CHIESUOLA di Cristina Peri Rossi

Non conosce l’arte della navigazione
chi non ha vogato nel ventre
di una donna, remato in lei,
naufragato
e sopravvissuto in una delle sue spiagge.

(da Linguística general, 1979)

La chiesuola è una parte importante della nave, essendo la colonnina che contiene la bussola e che quindi protegge lo strumento che consente l’orientamento.

domenica 6 gennaio 2013

tumide gazzelle



frammento da FIUME STRABICO
...
Danza canta
e grappe d’oro senza spina
e senza lavarmi
in questa calda mattina
il caldo umore tuo
forte m’accoglie
e dolcemente porta
tutto miele della notte
di te – labbra de i miei sensi

     pelle di umido furore
lingue di tumide gazzelle
carne di Eretico Amore.
...
G. Nigretti da Derive eretiche

martedì 1 gennaio 2013

quadretto per le feste


QUADRETTO DI NATALE

ed anche quest’anno discende
morbida
  nella notte già spoglia
di gloria nel cielo per le strade
dalle case le fatue luci affonda
sovrana candida
                              e tutta sfoglia
da questo spurio amore la città
        e le colline già nel buio stanche
 e le morte stanze senza quiete
e voce intorno scolora da quel nome
e ombra – che al di là della memoria
dentro me rinasce –
e questa nebbia non discioglie.

G. Nigretti da Derive urbane

lunedì 31 dicembre 2012

per Rita... in quella quiete altissima

"Chi ha fede crede chi ha scienza vede" P.P. Pasolini

IN QUELLA QUIETE ALTISSIMA  di `Abd al-Rahmân Jâmî
Traduzione di Iman Mansub Basiri e Carla De Bellis

In quella quiete altissima
dove non abitava traccia alcuna
dell’esistere e dove il mondo ancora
si nascondeva all’angolo del Nulla,
un Essere era: immune
dalle ferite del duale
ed eccelso sul dialogo
diviso del “noi” e del “tu”.

Somma bellezza ancora irrivelata
perché ancora libera dal vincolo
dell’atto che creando disvela,
chiara sé contemplava nel suo lume.

Specchio il suo volto non aveva ancora
le sue trecce tocco di carezza.
Ancora Zefiro non le scioglieva
il nodo dei capelli e ancora
non le scuriva l’angolo degli occhi
nessun segno di polvere di kohl.

Nessun giacinto che aprisse i suoi petali
nei colori dei divini attributi
s’accostava a quella Rosa bellissima
che solo nel Nulla era assorta,
e nessun fiore ancora si adornava
del suo segreto e fervido rigoglio.

Non aveva il suo volto tratti visibili
le ombre della visibile materia.
Nessun occhio mirava la sua immagine,
ed Ella andava musicando Amore
da e per stessa solamente.
Nel gioco d’azzardo dell’amore
stessa soltanto Ella sfidava.

Ma come sempre avviene a ogni bellezza,
la bella non vuol mai restar celata.
Quella che ha volto di fata nascondersi
non vuole, e se la sua porta le chiudi
è dalla sua finestra che s’affaccia.

martedì 25 dicembre 2012

rossa nebbia

Tramonto di nebbia
PRIMA CHE RIAPPAIA

Quando sbianca ogni parola
e lo sguardo stanco nasconde
pallido, ed ogni ombra che
il volto ti riaffiora sbiadisce

non sei nel vuoto che ridice
scialbo ogni eco e lo rimanda
lontano, come in quel primo
grembo di non essere nato.

Non sei in quel vuoto ovattato
uguale a questa coltre di ore
già morte prima
che riappaia fragoroso il sole.

G. Nigretti da Derive urbane