domenica 28 maggio 2023

caffè

NEL CALDO MATTINO

nuda di sole si risveglia ancora
nell’aria ferma di acidi e sudore
la terra straniera che mai divora
con erbe e fiori le nostre macerie:
stanche memorie per mute parole – 
che su derive la mano sommuove
nel caldo mattino senza più voce 

dove allegra fra le scorie si spande
la primavera con il verde sangue.


A VERTIGINE DI ORLO

Da carta leggera comparve in mente
nel giorno che si tinge a primavera
con il canto del fiore di mandorlo
l’ombra che dalla caverna mi urgeva – 
al campo dove bordeggia la sera
su voragine e a vertigine di orlo
era la voce che sgorga nel volo

della poeta mano sul bianco piano:
urna di carta per il naufrago giorno.


QUI

che il verde mare è ruvide terre 
e le alghe sono erbe del tutto ferme 
e il sole è un faro fra le brume: 
spesso senza un battito appare in aria
l’odore del lontano spumeggiare
dell’onda che il tardo passo insapora
lungo le nebbie della muta via 

dove le ombre sono di compagnia.
Così è questa carta fra le dita.





domenica 20 marzo 2022

contro la guerra

BREVI QUESTIONI PER PUTIN di Ennio Cavalli


Hai messo in tasca i semi di girasole

recapitati al Cremlino dalle madri di Kiev?

Quando sarai sottoterra

cresceranno fino a somigliarti,

faccia da portiere di notte,

scacchista sul pezzo,

faccia tonda chiusa a chiave.

Hai distrutto in poche mosse

acqua pura e carta igienica

in Ucraina, in ogni anima.

L’uso del buonsenso e del metrò

messi al muro con la luce del giorno,

l’Orco che bussa a colpi di mortaio,

la saga di Ras-Putin,

trancio extra in coda al Covid:

chissà quando tutto questo

uscirà dal cuore dei bambini, di noi tutti?

Cosa cercano i rostri dell’aquila bicipite

e i cingoli dei tuoi insetti metallici?

Cosa diranno non Google, Gogol’

e il Dostoevskij di Delitto e castigo?

Il girone dei tiranni

è un Inferno di pulci nell’orecchio,

un frastuono di sirene e campane,

le campane di tutta la Russia.

La Storia ha scritto in fronte

che i confini sono soldi bucati

e il potere un podio di ghiaccio.

Nasci come scheggia di Muro di Berlino,

fare lo zar col mondo non è un buon piano.




POESIA di Oleksandr Ivanyts’kyj

Tornerò dalla guerra e guarderò negli occhi
Di chi dice che non vuole vivere,
Di chi è stufo del lavoro e scontento della TV noiosa –
Li racconterò un po’ di cose che ho visto io…
A chi ha troppo freddo d’inverno e muore di caldo d’estate
A chi si lamenta di aver aspettato il taxi troppo a lungo e di bagnarsi per la pioggia
[racconterò] come noi avevamo paura di addormentarci anche per un attimo.
Persino quando gli spari dei GRAD coprivano i tuoni del temporale.
Ci siamo abituati a dormire sotto le cannonate
E a fare a turni perché anche gli altri potessero dormire – no, non in una tenda…
Noi, fratello, dormivamo nei gelidi fossati
Dove soltanto i sogni e la nostalgia della casa scaldano l’anima.
Ci è capitato di bere l’acqua dalle pozzanghere
E di mangiare in dieci un biscione arrostito per cena.

Non ci ammalavamo di raffreddore, o, forse, ci ammalavamo pure,
Ma nessuno si lamentava.
La cosa più terribile alla quale ti abitui QUI
È che ogni giorno perdi qualcuno
E non sai mai se domani potrà toccare a TE…
Eppure ci siamo abituati… Ce l’abbiamo fatta…
Non siamo eroi come ci chiamate voi.
Qui le persone impazziscono, perdono il senno
A causa della guerra, del grande dolore…
Anche se per la maggior parte si rivelano forti, più forti del sangue e della sofferenza.

Siamo qui perché VOI lì dovete vivere nella pace,
Siamo qui perché anche noi desideriamo la pace più di ogni cosa
E anche quando sono in trincea
Non penso mai alla tomba.
Penso alla casa, al lavoro, alla famiglia
Quanta voglia di togliermi di dosso tutta questa corazza!

Aiuta te stesso, comincia ad amare la vita
Dove c’è pace, c’è felicità
Non cercare mai il male…